Piero Cevola

Chi sono

Un solo mestiere

Sono un professionista, e professione, per me, è vocazione: si professa ciò in cui si crede, e se ne risponde. Ho scelto di credere in chi lavora per uno scopo di senso.

Al centro del mio mestiere ci sono prima le persone, poi i numeri. L'ho imparato presto, dove dietro colonne di Excel c'era, quasi sempre, qualcuno che aspettava: uno stipendio, una risposta, un progetto che poteva proseguire o fermarsi. Nei manuali di economia non è scritta, ma è la prima cosa da sapere e da imparare. Da allora gestire, per me, ha sempre avuto un volto, e la tecnica, la competenza, la creatività necessaria esiste per chi sta dietro quel volto.

Faccio una cosa sola, che sembra però molte e diverse. Metto il metodo — management, bilanci, controllo, revisione, misurazione — al servizio di quello scopo di senso: il Terzo settore, l'impresa sociale, e anche realtà profit, chi un utile lo produce, purché non sia soltanto quello e solo quello. Accompagno un'organizzazione, un'impresa lungo tutta la sua vita: la aiuto a nascere, a dirigersi, a trovare le risorse; e alla fine, molte volte con la mia firma, rispondo che i conti sono in ordine. Ho diretto quei bilanci prima di vigilarli; è ciò che mi rende, nello stesso istante, esigente e propositivo.

Ho preso l'abitudine di entrare presto nelle stanze quasi vuote. Sostenevo che il software libero creava valore quando l'idea faceva ancora sorridere; sono stato tra i primi a misurare l'impatto sociale con metodo, tra i primi a diffondere la cultura dell'impresa benefit che mette uno scopo di senso accanto al profitto; tra i primi a firmare come revisore della sostenibilità una materia che la legge sta ancora imparando a definire. Non è coraggio: è la convinzione che convenga arrivare quando la stanza si può ancora arredare.

Su ciò che è nuovo tengo una disciplina sola. Distinguo ciò che è già legge da ciò che è soltanto annunciato, perché la differenza tra un diritto e un auspicio non è pignoleria: è il mio mestiere, la mia professione.


Vita, versione breve

Una biografia professionale chiede date e fatti e promette che basteranno. Non è del tutto vero, ma proviamoci.

1978. Nasco. Su questo, poche obiezioni.

2003. Mi laureo in Economia Aziendale con una tesi su Linux, l'open source e i paesi in via di sviluppo, con il Politecnico di Torino: economia internazionale e ingegneria informatica. Un aspirante economista che passa il tempo tra gli ingegneri a sostenere, alla facoltà di economia, che il software open source possa creare valore, e proprio dove le risorse mancano: nel 2003, un ottimo modo per far sollevare qualche sopracciglio. Sono un nerd da prima che diventasse un complimento. Ed è la prima stanza quasi vuota in cui mi capita di entrare: non sarà l'ultima.

2006–2011. Al Gruppo Abele arrivo con il servizio civile, nel settore editoriale: comincio dalle riviste, non dai bilanci. Poi la tesoreria, l'amministrazione, il controllo di gestione. E la lezione più utile della carriera: dietro colonne di numeri c'è, quasi sempre, una persona che aspetta. Nei manuali di economia, stranamente, non c'è.

2013. A Londra mi certifico GRI G4, lo standard con cui il mondo prova a misurare ciò che un'impresa lascia oltre al profitto. Torno con un'idea allora quasi esotica: che si possa rendere conto anche del bene, non solo dei ricavi. È da quegli anni che inizio a collaborare con i Centri di Servizio per il Volontariato. Ancora oggi collaboro, e sono momenti importanti.

2015. Divento socio di Social Value International, la rete globale di chi misura il valore sociale con metodo SROI. Eravamo in pochi: uno di quei contesti in cui conoscersi tutti era ancora umanamente possibile.

2016. Divento Socio Qualificato APCO, certificato CMC – Certified Management Consultant: col tempo ne assumo la rappresentanza per Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria e la responsabilità della formazione dei mentor di startup; a forza di accompagnare chi parte, mi ritroverò a formare chi accompagna. Nello stesso anno, e per qualche anno, sono advisor di Ashoka Italia, sezione italiana della più grande rete mondiale di imprenditori sociali: persone che, davanti a un problema, invece di rassegnarsi fondano qualcosa. Frequentarli ha un effetto collaterale noto: viene voglia di accompagnarli. L'anno dopo, infatti.

2017. Comincio da mentor di startup, profit e non profit. Accompagnare chi inizia significa anche restituire in anticipo gli errori che ho già commesso per conto mio.

2018. Mi abilito dottore commercialista e revisore legale. È il fondamento tecnico di tutto quello che viene prima e dopo: bilanci, fisco, controllo, revisione, la cassetta degli attrezzi senza la quale il resto sarebbero buone intenzioni. Nello stesso anno arrivo finalista al Constantinus International Award, il premio internazionale della consulenza di direzione: finalista è parola onesta, dice che eri lì e che ha vinto un altro.

2019. Entro nel Registro VAL di CEPAS – Bureau Veritas: l'elenco nazionale dei valutatori di impatto, certificati da un ente terzo per misurare, con metodo, i cambiamenti che un'organizzazione produce nella vita delle persone. Ho il numero 6. Essere tra i primi lusinga.

2020. Insieme ad altri ostinati fondiamo il NISB – Network Italiano delle Società Benefit: l'associazione che riunisce le imprese che scelgono per statuto un beneficio comune accanto al profitto. L'Italia era stata, nel 2016, il primo Paese in Europa a dare a questa figura una legge; mancava chi ne costruisse la cultura. Nello stesso anno entro nel consiglio di amministrazione di GoForBenefit, società benefit che aiuta gli enti a darsi una forma coerente con il proprio scopo di senso, a definire le finalità di beneficio comune e a rendicontarle in modo difendibile: cioè a dimostrarle, non solo a dichiararle. Ne divento poi amministratore unico. Ed è da quell'esperienza che cambia la scala: da allora sono formatore a livello nazionale sui temi della sostenibilità e della valutazione d'impatto. Quello che misuravo per pochi, comincio a insegnarlo a molti.

Dal 2020. Le aule si moltiplicano: università di Torino, Novara, Verona e Vicenza, Parma, Messina e Venezia, un piccolo giro accademico, sempre con la stessa valigia: Terzo settore, impresa sociale, misurazione dell'impatto, sostenibilità e responsabilità sociale. Insegnare, scopro, è il modo più severo di studiare: gli studenti fanno le domande che i clienti non osano. Gli stessi temi li porto nei convegni con l'Ordine dei Dottori Commercialisti di Torino, anche in collaborazione con altri ordini professionali nazionali: il non profit, che nella categoria è stato a lungo una stanza laterale, si sta riempiendo.

2024. L'Europa chiede alle imprese di rendicontare la sostenibilità con lo stesso rigore dei bilanci: è la CSRD, la direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità. Creiamo, come GoForBenefit, la qualifica CVO+ – Chief Value Officer per la CSRD: la figura che affianca la direzione per misurare e raccontare il valore che non sta solo nei numeri contabili; e la conseguo.

2025. Divento revisore della sostenibilità, professione nuova di zecca: abilitato a certificare qualcosa che la legge stessa sta ancora imparando a definire. E, come già altre volte, tra i primi ad arrivare in una stanza quasi vuota. A questo punto lo ammetto: è una tendenza, più che una coincidenza.

Oggi. Gestisco il cambiamento di persone, finanza e tecnologia nelle organizzazioni non profit e nelle imprese. Porto tecnica e un bagaglio di esperienza relazionale con le persone, imparato dove i conti hanno sempre avuto un volto. Le due cose insieme sono il mestiere: nessuna delle due, da sola, basta.

Fuori da tutto questo corro e faccio triathlon, che è il modo sportivo di ripetermi una cosa sola: la gara si vince nelle settimane invisibili che la precedono. Il resto, perché lavoro con chi ha uno scopo, nelle date non c'è. E uno scopo può averlo anche chi produce un utile: quello che non scelgo è chi ha soltanto l'utile, e basta.

Quanto alle competenze di questa pagina, che sembrano tante e sparse: i problemi di chi gestisce non arrivano mai uno alla volta, né in ordine di materia. Per gestire, e per aiutare chi gestisce, bisogna essersi preparati a essere molti mestieri in una persona sola. In fondo è la regola del triathlon: tre discipline, una gara.

Se è il modo di lavorare che cercate, la porta è loStudio; per seguirmi senza impegno, ci sono leanalisi e la lettera.